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Più di 50 parrocchiani dell'Unità pastorale di S. Rocco e S. Giacomo di Guastalla sono stati attivamente coinvolti - Venerdì Santo 21 marzo 2008 - nella preparazione e condivisione di un'intenso momento di spiritualità e comunione: la Processione coi simboli della sofferenza di Cristo.
Oltre 300 le persone richiamate a S. Giacomo (molte provenienti anche dalle frazioni e dalle parrocchie limitrofe), per questo momento tutto speciale, ormai atteso da molti e giunto al suo quarto anno. Alla cappella della "Madonna del Ficchetto" arrivano - con notevole anticipo sull'inizio, e nonostante il freddo intenso - famiglie, giovani, bambini e anziani, piccoli gruppi, singoli fedeli… Dopo aver ricevuto ciascuno la propria fiaccola (i "flambeaux"), si dispongono ordinatamente sulla strada, preceduti dalla Banda "S. Cecilia" di Villa Sesso (che esegue brani in sintonia con lo spirito dimesso della serata). Il tragitto della Via dolorosa è 'segnato' da diverse croci - nodose e contorte, realizzate coi tronchi e i rami della vite - che costeggiano i marciapiedi e ben richiamano l'immagine dell'agonìa.

Poco prima, alle otto, quando la maggior parte della gente è nelle proprie case per la cena sobria del Venerdì Santo, alcuni giovani ministranti passano per le vie del paese scuotendo i "catenacci" - col loro caratteristico clangore crudo e metallico - e sollevando in alto la croce, cui spetta il posto centrale. Mezz'ora dopo, un gruppo di "soldati romani", a cavallo, percorre lo stesso tragitto, facendo sferragliare gli zoccoli. Sono i due segni concreti che annunciano a tutti le imminenti sofferenze del Signore e invitano al raccoglimento interiore in vista del momento comunitario.
LA PROCESSIONE DELLA PASSIONE
(dalla cronaca del Venerdì Santo del 21 marzo 2008)
Cominciata la processione, i personaggi - i cui costumi hanno richiesto un paziente lavoro volontario di sartoria - camminano nel silenzio, inframezzato soltanto dalle meditazioni proposte dal parroco don Roberto Gialdini e dal diacono Paolo Prati.

Accanto al Cireneo, a Pilato e alla  Veronica (che porta impresso sul velo il Sacro Volto), ci sono personaggi "inediti", pensati secondo una simbologia precisa: i "prigioneri liberati" (vestiti con colore chiaro, strascicano a terra le lunghe catene spezzate, simbolo della vittoria di Cristo sulla schiavitù del peccato); i màrtiri (alcuni bambini, vestiti di una tunica azzurra e fasciati di rosso, il sangue versato); gli "incappucciati neri" (che portano i simboli del tradimento: i 30 denari, il gallo del diniego, la lancia che trafisse il costato)...
Al passaggio del corteo coi quadri del Vangelo, la gente si affaccia dalle finestre, e lungo le strade si notano tanti piccoli segni di fede: qualcuno china il capo e si fa il segno della croce; chi parlava si raccoglie nel silenzio e guarda; dalle case pendono teli bianchi e di color porpora, drappi ricamati con pizzi e merletti, immagini sacre e - su muretti e davanzali - ondeggiano le fiammelle vive dei ceri.

Arrivati alla chiesa, mentre il corteo dei quadri viventi e i fedeli si fermano in attesa,  quattro "poveri in spirito" si caricano del corpo senza vita di Cristo - accanto al quale sono già deposti i chiodi e la corona di spine insanguinati - e insieme al corteo riprendono il tragitto. La processione attraversa due interi quartieri, per far ritorno - nel raccoglimento e nella preghiera - alla chiesa parrocchiale, dove tutto termina con il bacio al corpo di Gesù, mentre una voce fa risuonare il lamento di Dio: "Popolo mio, che male ti ho fatto? … Dammi risposta. Io ti ho guidato fuori dall'Egitto, e tu hai preparato la Croce al tuo Salvatore"…
Con un senso di tristezza nel cuore, e in silenzio, si "rotola la pietra" davanti al sepolcro, e tutti tornano nelle proprie case. Ma il dolore non schiaccia la speranza, e il profumo della Pasqua è già vicino.

- a cura di Matteo Gelmini -


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